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Messaggio Auguri Natale della Presidente Nazionale

 

Imagine Messaggio Natale Presidente Nazionale

 

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Care amiche Presidenti, care amiche socie,

Mai come quest'anno gli auguri che mi accingo a porgervi di Buon Natale sono tanto informali. La più bella festa dell'anno cade nel contesto di una micidiale recrudescenza pandemica e non riesce e a tirare fuori dagli animi di ciascuno di noi il proverbiale buonismo tipico del periodo; al suo posto sta acuendo l'egocentrismo della nostra contemporaneità, un interesse di parte che semina discordia politica e sociale. Forse colpa della pandemic fatigue o del particolarismo sociale, ma è inverecondo, per non dire del tutto offensivo di ogni principio etico, pensare a rispettare il lato consumistico e ricreativo della festa – trascurando quasi del tutto l'aspetto religioso – mentre migliaia e migliaia di persone soffrono a causa della malattia  ̶  che molte non riescono a superare  ̶ e un numero imprecisato di familiari rimane sconvolta per le perdite dei congiunti o rimane invischiata nella farraginosa burocrazia che attende alla malattia da Covid, e altri ancora, lavoratori, hanno perso l'impresa o il lavoro. La tradizionale furbizia italiana in questi giorni è spesa per aggirare le prescrizioni degli scienziati in barba delle inevitabili conseguenze. Pur di raggiungere gli scopi (e le mete geografiche), in nome di una illusoria libertà, si è disposti a usare mezzi leciti e illeciti, irridendo i moniti delle tante Cassandre, le quali, per essere tali, hanno il destino di rimanere inascoltate allorquando la minaccia incombe sulla comunità. Che poi, se si osserva bene, in questa condotta corale c'è la coerenza di una consuetudine affermatasi da qualche tempo. Da diversi decenni questa festa ha perso i suoi connotati. Nella mia infanzia e in quella delle mie coetanee, nel mese di dicembre si faceva il conto alla rovescia, tra novene dentro e fuori casa, e presepi artigianali, nella spasmodica attesa di una nascita, come per una gravidanza; solo che a venire alla luce non era un figlio o un fratellino o un nipotino, ma il re del mondo, il nostro futuro salvatore. I bambini, da quando la civiltà consumistica è stata partorita da quella industriale, non aspettano più l'arrivo del Bambinello, ma di Babbo Natale, un personaggio della cultura dei paesi del nord-Europa e americana che poco o nulla ha da spartire con la nostra tradizione. Non a caso questa figura si materializza  ̶  e addirittura, s'identifica con un ipotetico Santa Claus (chi era costui?)  ̶  proprio in quei paesi del nord-Europa e del nord-America, dove per prima è scoppiata la seconda rivoluzione industriale. Babbo Natale è il capostipite di una nuova era di vendite e inaugura quel diffusore di merci globali quale è oggi Amazon et similia. E la magia del presepe, dove, lo stupore, la meraviglia, la felicità della nascita si leggeva sulla mimica dei volti delle statuine, ha ceduto il passo a un albero, un abete  ̶  una pianta estranea alla presenza arborea nella nostra latitudine  ̶  il cui gioco di luci, suoni e colori, riflette la caoticità delle nostre città e del nostro tempo. Quindi non di festa di Natale si dovrebbe parlare, ma di festa di Babbo Natale.

Eppure stiamo perdendo una buona occasione per ritornare alla vera essenza del Natale, scevri dall'imposizione consumistica che oggi ci mette tanto in affanno. È vero, questo Natale ci sta dividendo, o meglio non è il Natale a dividerci, ma il virus. Il Natale ha fatto sempre leva sulle forze centripete del nostro animo anche nei momenti storici più tragici. Al fronte, durante la sanguinosa prima guerra mondiale, i soldati, frastornati dall'atmosfera e dalle nenie natalizie, si scambiavano doni, attraverso le trincee, sotto l'occhio attento dei cecchini che rimanevano inattivi. Oggi il cecchino nascosto, invisibile, che non tiene conto delle nostre emozioni, dei nostri sentimenti, è il virus che silenziosamente e di soppiatto ci colpisce senza tregua anche nelle feste comandate. Lo spirito del Natale, quello delle origini e della tradizione deve indurci, come un tempo, a restringere i confini del mondo, a richiuderci all'interno delle nostre case, a godere del tepore domestico e di quella cerchia  ̶  possibile  ̶  di familiari più stretti. I nostri nonni, cioè quelli che hanno sperimentato le angustie della guerra, sapevano e sanno  ̶  quelli ancora viventi  ̶  assuefarsi alle restrizioni belliche. Una zia di mio marito nel Natale del 1917 presentò a tavola un solo piatto con pasta e cavolfiori, giustificandosi che non era il momento di festeggiare quando al fronte aveva due fratelli e un nipote. E noi siamo in guerra e dobbiamo accettare la congiuntura di guerra e godere almeno di quei legami indissolubili che la globalizzazione non è riuscita a spezzarci. Ma accanto alle presenze rimaste, le tante assenze  ̶  tanti posti vuoti a tavola ed echi spenti di grida e sorrisi, specie infantili  ̶ che garantiranno, nostro malgrado, il distanziamento sociale in famiglia. Dobbiamo manifestare fermezza d'animo, specie noi donne con la nostra resilienza, a non lasciare trasparire ai propri cari, rimasti lontani, le stimmate della nostra solitudine. Noi donne d'Italia, del mondo, della BPW-Italy, non dobbiamo sforzarci molto a mostrarci esempio di resistenza, di fortezza d'animo, abituate alla sofferenza e strutturate a dare conforto.

                                                                                                                                       

Nei giorni scorsi ho tanto enfatizzato sul tempo delle donne e ho sottolineato che quello da dedicare a se stesse per una donna, di questi tempi, è ulteriormente ridotto. È probabile che in questo Natale saremo meno impegnate a preparare cenoni, a invitare gente e ad andare a trovare amiche. Dedichiamo quel po' di tempo libero alla riflessione, come il Natale, un tempo invogliava, riproviamo a guardare dentro noi stesse per ricompattare la nostra identità, rivalutare la nostra relazione con gli altri e ponderare il possibile esito delle nostre aspettative. Che il Natale, vissuto nella sua autenticità, ci aiuti nel processo catartico di liberarci delle esperienze traumatizzanti del presente, ma anche di quelle passate per scrollarci di sofferenze, insofferenze e acrimonie. Solo così, se abbiamo difficoltà oggettive a fare un regalo, regaliamo un sorriso di compiacimento a chi non abbiamo vicino, e di solidarietà a chi soffre fisicamente e psicologicamente l'esperienza esistenziale, individuale e collettiva, della nostra temporalità. Il nostro pensiero non si ferma solo alla pandemia da Covid, ma al diffuso contagio della miseria materiale, spirituale e morale, che tanto affligge larga parte dell'umanità nel mondo. E gli untori non vanno ricercati nei sintetizzatori di virus pandemici per conquistare la supremazia nel mondo o nei grandi cospiratori, che utilizzerebbero tali virus per soggiogare l'umanità intera, ma nell'avidità dell'uomo che, per l'inesauribile sacra auri fames, calpesta i diritti altrui e disprezza la natura.

                                                        

Il Natale è attesa fiduciosa, la festa del rinnovamento fisico della natura e spirituale dell'uomo. Viviamolo, al pari dei nostri avi, come momento di speranza. Facciamo tesoro dell'esperienza e dello stato d'animo dei nostri padri, per convincere noi stesse e i nostri contemporanei, stravolti dagli eventi catastrofici, che anche nel buio più pesto filtra sempre una sottile luce che prelude a quella più grande e più abbagliante di un giorno radioso. E noi Fidapine, che siamo esperte nel ricamare la fiducia e nel ritagliare l'ottimismo di una condizione migliore per la donna, sappiamo e sapremo adoperarci per elevare alla massima dignità e benessere la dimensione  di tutta l'umanità.

Rinnovo – prima a me stessa  ̶  l'accorato appello a consolidare l'unità della nostra Federazione. Smettiamola di alimentare il vento della discordia, rimaniamo unite, specie in questo travagliato momento. La nostra Federazione è un corpo unico, la cui funzione efficace dipende dall'armonia delle sue parti. Bandiamo arrivismo, protagonismo, rancori e pettegolezzo, elementi negativi che possono desautorare il nostro impegno e appannare l'immagine della nostra Federazione nel Paese e in tutta la BPW. Non deve essere la classica promessa a sé stesse di essere più buone, ma la presa di coscienza che ciascuna di noi, nel suo ruolo, non può prescindere dalle altre, ma è anche indispensabile alle altre. 


Auguro non un generico “Buon Natale” a tutte, ma a ognuna di voi, che nella sua condizione più o meno accettabile, sospinta dalla bontà che solo questa festa sa suscitare, realizzi un decoroso Natale. Nella magica notte dell'Avvento riprovate l'incanto, alzate lo sguardo sù in cielo e, nella fissità del firmamento, seguite una stella mobile, la più luminosa. Essa guiderà il vostro sguardo oltre l'orizzonte che d'improvviso brillerà di luce ad annunciare la buona novella. E se ancora sapete pregare, chi ancora crede nella trascendenza, elevate  ̶  e non vergognatevi  ̶ ,da sole o in compagnia, una preghiera a chi, ancora una volta, ritorna formalmente tra noi a riportare coraggio, conforto e speranza. Natale è pur sempre una festa religiosa. Dietro l'orizzonte luminoso il prodigio si ripeterà anche quest'anno, così funesto, luttuoso e riottoso, ma preannuncerà altresì l'alba del nuovo anno che si prevede pieno di promesse  per ognuno di noi. Perciò auguro a ognuna di voi anche un Buon anno, stigmatizzando questo 2020, che purtroppo non riusciremo a dimenticare. Che l'anno che verrà ci riporti a tutti la Salute, la Serenità, la possibilità di riabbracciarci e soprattutto di godere di quegli affetti più cari, oggi vilipesi dalle circostanze.

Un abbraccio virtuale a tutte

                                                                                                         Maria Concetta Oliveri

                                                                                                  Presidente FIDAPA-BPW- Italy

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La FIDAPA BPW Italy (Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari) è un’associazione composta, in Italia  da circa 11.000 Socie  ed appartiene  alla Federazione Internazionale IFBPW (International Federation of Business and Professional Women) 

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